Oratorio Castrezzato


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Storia

Alcuni cenni storici del Centro Giovanile
“Pio XI” di Castrezzato

A CURA DI MONS. VITTORIO FORMENTI

L’attuale “Oratorio Pio XI” di Castrezzato fa riferimento ad una data fondamentale: 13 settembre 1997. In quel giorno il Vescovo di Brescia mons. Bruno Foresti tagliava il nastro che inaugurava le strutture ampliate e per buona parte ricostruite ex-novo del vecchio oratorio maschile di via Alfonso Gatti. L’edificio, legittimo orgoglio dello studio di progettazione del Geom. Gabriele Manenti, edificato con cura e perizia dall’impresa locale Dotti, era già stato ipotizzato ed in parte realizzato dall’Arciprete don Stefano Costa, e condotto a compimento dal successore don Giovanni Tossi, con la fattiva collaborazione dei Vicari Parrocchiali don Fabio Marini e don Sergio Passeri.
Si deve alla risposta generosa dell’intera popolazione se un’operazione tanto poderosa, quanto onerosa, ha potuto giungere alla completa realizzazione. Buona parte delle famiglie del paese si sono sentite positivamente coinvolte nel relativo impegno finanziario. In tal modo è stato consegnato ai posteri una struttura che, a ragione, il Vescovo ha definito tra le più belle e funzionali dell’intera diocesi, peraltro ricca di una tradizione oratoriana che coinvolge la pressoché totale realtà delle parrocchie bresciane.
Ma la storia del “Pio XI” ha avuto inizio molto tempo prima di quella data, preparata e vissuta dai castrezzatesi, sacerdoti e laici, che nel corso della secolare storia della Comunità hanno pazientemente seminato il terreno senza cogliere immediatamente i frutti di una crescita che ha fecondato il terreno per le generazioni del terzo millennio.
Secondo la tradizione in atto prima del Concilio Vaticano II, gli oratori erano due anche a Castrezzato, il maschile ed il femminile. Cominciamo da questo secondo.
Nel connubio tra realtà religiosa e civile, l’oratorio femminile trovò ospitalità generosa, fin dai primordi, nelle strutture dell’ “Asilo Tito Speri”, animato con passione, oltre che dai Sacerdoti, anche dalle Suore delle Poverelle. Le Religiose, chiamate a dirigere la scuola materna e l’attiguo “Ospedale Maggi” -oggi Residenza protetta per anziani- non hanno giammai rifiutato di prestare ogni residua energia come valide collaboratrici per la pastorale parrocchiale della Gioventù Femminile, e questo fino al loro definitivo, recente congedo dal paese per penuria di ricambio vocazionale. L’attività catechetica veniva affiancata da iniziative ricreative semplici, ma coinvolgenti, e con recite rappresentate nel refettorio della scuola. Durante la settimana le suore offrivano anche assistenza per una scuola di ricamo.
Ma quando l’esigenza di una più netta distinzione di ruoli per gli edifici pubblici, oltre che le nuove esigenze educative che, anche in campo catechetico, parlavano di coeducazione d’ambo i sessi l’oratorio femminile in quanto tale cessò le sue attività, subito inglobate nelle strutture del maschile.
Questo usufruì invece di ambienti di proprietà parrocchiale, nell’antica casa padronale Romeri, acquistata dal parroco don Pietro Santi nell’anno 1927. Un grande porticato costituiva il nucleo portante della vecchia costruzione. Lì i contadini del paese, nel mese di giugno, consegnavano i bozzoli dei bachi da seta che venivano poi trattati nelle filande del paese, provvidenziale fonte di lavoro per numerose operaie.
Nell’attuale ristrutturazione il porticato è tornato all’ordine in cui erano disposte le otto aperture a forma di arco portante. Dopo l’acquisto lo stabile venne ribattezzato “Casa Pio XI”, il Pontefice del tempo, Achille Ratti, milanese, colui che resse le sorti della Chiesa dal 1922 al 1939, in un difficile rapporto con le autorità fasciste del tempo, nonostante la firma dei Patti Lateranensi del 1929. Fu il Papa che diede grande impulso soprattutto all’Azione Cattolica in tutte le sue componenti di Fanciulli Cattolici e Beniamine, Aspiranti, Gioventù maschile e femminile (G.I.A.C. e G.F.) e Adulti. Rami che in Castrezzato ebbero fin dall’inizio una fioritura assai feconda, in anni difficili, ma esaltanti, per l’impulso offerto alla formazione catechetica che vide autorevoli sacerdoti bresciani, come Mons. Lorenzo Pavanelli, quali antesignani anche in campo nazionale di un rinnovamento che si compirà con le spinte innovative del Concilio Vaticano II.
Nei locali della vecchia casa padronale vennero ricavate le abitazioni dei due curati, mentre il catechismo veniva allora ancora impartito in anguste stanzette attigue alla sagrestia della chiesa parrocchiale. L’ampio brolo della casa padronale venne adattato a campo sportivo, in seguito protagonista per anni della disputa di accesi tornei notturni che travalicarono la fama dello sport locale. Negli anni successivi si procedette alla costruzione delle nuove aule di catechismo. Il vecchio porticato venne chiuso: vi trovò ubicazione un teatro, regno incontrastato di una vivace filodrammatica nella quale si cimentarono attori nostrani di commedie classiche, di operette e di piccolo varietà, la cui eco di successo è ancora viva ai nostri giorni. Naturalmente i registi tuttofare furono sempre i solerti curati del tempo. La loro casa era sempre aperta per ogni evenienza, compresa quella di qualche scodella di minestra preparata dalle buone perpetue (figura ormai scomparsa!) per i ragazzi e giovani, figli di famiglie numerose, che a casa avrebbero fatto fatica a spartire magre pietanze. Poi -siamo nel lontano 1938- arrivò anche la “Pion-Pion”, una macchina da proiezione acquistata di seconda mano dal Teatro Grande di Brescia per i film in bianco e nero. Artefice principale dell’operazione fu il curato don Arturo Moladori, che continuò tale impegno anche nel nuovo salone “Aurelius” in Piazza Mons. Zammarchi, fino all’inevitabile declino che coinvolse la quasi totalità delle sale cinematografiche parrocchiali in tutta Italia. Ma si può dire che per oltre mezzo secolo le domeniche dei ragazzi castrezzatesi furono modellate sul trinomio Santa Messa, catechismo in oratorio e cinema parrocchiale.
La Celebrazione eucaristica per i ragazzi si svolgeva nella cappella, allora come oggi vero cuore dell’oratorio, dedicata alla Madonna, a San Luigi Gonzaga e a San Gabriele dell’Addolorata.
Parlando di oratorio a Castrezzato non ci possiamo esimere dal ricordare il solerte don Agostino Bonfadini, Arciprete dal 1941 al 1975. Fu lui a prevedere i futuri sviluppi dell’istituzione, e dunque ad acquistare una cascina e altro terreno attigui all’ex-casa Romeri.
Oggi tutto è conglobato nel complesso che i castrezzatesi possono ammirare, e di cui soprattutto possono usufruire. Per avere un’idea della sua funzione basta frequentare l’oratorio nelle serate settembrine delle Feste di San Luigi, una vecchia tradizione che, grazie a Dio, si rinnova annualmente con nuove, coinvolgenti iniziative di aggregazione di intere famiglie con la collaborazione di un encomiabile volontariato, pur se resta la nostalgia, per i sacerdoti, di quelle proposte di “confessione e comunione generale” oggi difficili da presentare ai giovani, attratti dal divertimento fine a se stesso alimentato da un ostentato benessere economico.
Quanti volessero approfondire la storia della “Casa Pio XI”, e soprattutto la caratterizzazione dei nomi e dei volti dei Sacerdoti, delle Religiose e di tanti benemeriti Laici che hanno lavorato con la loro testimonianza e con generoso impegno pratico, potranno leggere il libro “Oratorio Ieri” –Rimembranze di volti e iniziative di pastorale giovanile e vocazionale a Castrezzato”, ed. Ruffini 1998.


Formenti mons. Vittorio


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